Contatore visite:
Sostienici!
C/C Postale 79134532

Mici in pillole

SOMMARIO:
  1. Definizione e classificazione
  2. Epidemiologia
  3. La diagnosi
  4. I sintomi e la vita di relazione
  5. Cenni di terapia
  6. Malattia di Crohn
  7. Rettocolite ulcerosa
  8. Le manifestazioni extraintestinali
  9. Articolazioni
  10. Cute
  11. Occhi
  12. Sistema epatobiliare
  13. Pancreas
  14. Reni
  15. Sistema vascolare
  16. Ossa
  17. Aspetti psicologici

Tratto dall'opuscolo informativo SMICI-ONLUS

Impaginazione web: Niko Mennucci



Definizione e classificazione

Le Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (MICI) rappresentano un disordine cronico ad etiologia non del tutto definita. Esse si distinguono classicamente in Malattia di Crohn (MC) e Rettocolite ulcerosa (RCU), la cui diagnosi è generalmente basata su un insieme di evidenze cliniche, di laboratorio, endoscopiche ed istologiche.
Una terza entità è rappresentata dalla cosidetta Colite Indeterminata (CI), termine introdotto inizialmente per descrivere i reperti chirurgici nei quali la differenza fra MC e RCU non poteva essere stabilita, a causa di alcuni aspetti anatomo-patologici comuni ad entrambe e poi riferito a quelle condizioni in cui non è possibile differenziare la MC dalla RCU.
Oggi il concetto di CI è stato molto "rivisitato", così come è stata rivista la classificazione delle MICI con particolare riferimento alle varie tipologie di RCU e MC, anche a seguito delle revisioni di Vienna (1998) e di Montreal (2003). Secondo molti studiosi ( specie anatomo-patologi) la diagnosi CI andrebbe attentamente rivista e, quando non è possibile porre la diagnosi di certezza di MC o RCU, andrebbe utilizzata quella di malattia infiammatoria non classificata (Inflammatory Bowel Disease Unclassified - IBDU).
MC e RCU, pur differenziandosi sul piano clinico, in base alle lesioni istopatologiche e verosimilmente ai meccanismi patogenetici, presentano alcune caratteristiche comuni quali: la natura infiammatoria delle lesioni, la loro cronicità, la non chiarezza dei meccanismi eziopatogenetici coinvolti, la presenza di patologia extraintestinale e la favorevole risposta a un trattamento antinfiammatorio e immunosoppressivo.
Le MICI vengono attualmente considerate potologie a etiologia multifattoriale in cui sono importanti sia fattori di ordine ambientale sia di tipo immunogenetico.
Esistono di certo fattori scatenanti la malattia che via via sono stati presi in considerazione, ma il ruolo determinante è dato da quella che definiamo "suscettibilità genetica" e sulla quale si inseriscono fattori ambientali (fra i quali anche le modificazioni della flora batterica intestinale) e le reazioni immuni che sono alla base della liberazione delle sostanza (citochine) responsabili della cascata dei fattori dell'infiammazione.

Torna all'indice

Epidemiologia

Gli studi epidemiologici possono evidenziare le differenze di incidenza delle MICI nel tempo e nelle diverse aree geografiche e consentire l'identificazione di quelle variabili che di volta in volta offrono la chiave di lettura dei fattori che possono avere un ruolo di rilievo nella loro etiologia. Negli ultimi anni si è avuto in Italia un netto aumento delle diagnosi di MICI in età pediatrica come evidenziato dal Registro Italiano di tali malattie della Società Italiana di Gastroenterologia e Nutrizione Pediatrica (SIGENP).
E' da tenere presente che la diagnosi di MICI in Pediatria può non essere semplice e facilmente schematizzabile e la correlazione tra la varie indagini infatti non è sempre lineare.
Anche l'istologie delle biopsie intestinali (considerata a tutt'oggi il gold standard diagnostico) può non essere contributiva se la malattia, come nel caso della MC, è localizzata in sedi non raggiungibili per via endoscopica.
L'iter diagnostico può essere diverso da caso a caso e la diagnosi finale può derivare dall'insieme delle informazioni raggiunte con le singole indagini, in presenza di una clinica suggestiva. Sulla base di tali premesse possono infine essere proposti dei percorsi diagnostici indicativi che solo raramente possono essere seguiti in modo schematico.
Alle MICI appartengono oltre a condizioni quali per l'appunto la CI, che è una colite cronica in cui non esistono elementi clinici, endoscopici ed istologici che consentano di dirimere il dubbio fra MC e RCU, anche alcune coliti più rare (più frequenti nell'adulto) quali la colite di behçet, che associa ulcere orali e genitali, uveite e tromboflebiti.
I criteri utilizzati negli ultimi decenni nella diagnosi di MICI sono cambiati significativamente per più cause, principalmente per la maggiore disponibilità di nuove tecniche diagnostiche e per la possibilità di ottenere una sedazione adeguata e quindi di effettuare esami endoscopici in età pediatrica in modo più appropriato.
Ben nota è la maggiore incidenza di MICI nei paesi industrializzati, e la tendenza ad essere malattie del giovane adulto; i pazienti affetti da RCU sono diagnosticati fino a dieci anni più tardi rispetto a quelli con MC, con la possibilità di un secondo picco nel corso della vita per entrambi. L'incidenza della RCU nei due sessi sembra essere la stessa, con lieve prevalenza di MC nel sesso femminile.
RCU e MC possono manifestarsi prima dei 20 anni, dal 25 al 30% di tutti i pazienti con MICI. Mancano significativi dati epidemiologici relativi al decorso naturale della malattia ed alla risposta alla terapia in età evolutiva, mentre sono stati pubblicati diversi studi epidemiologici che hanno evidenziato come l'incidenza di MICI (specie MC) è significativamente aumentata nell'ultimo decennio. Studi retrospettivi e prospettici condotti in Europa, Australia, Stati Uniti mostrano una variabilità di incidenza dallo 0.1% degli anni '70 al 4.6% del 2003 ogni 100000 bambini, per anno, per la MC e dallo 0.5% al 3.2% per la RCU.
Per stabilire le caratteristiche cliniche all'esordio delle MICI in età pediatrica, nel 1996 è stato istituito un registro italiano. Alla fine del 2003 erano stati registrati 1576 casi di MICI: 810 RCU (52%), 635 MC (40%) e 131 CI (8%). Nel periodo 1996-2003 è stato osservato in Italia un significativo incremento diagnostico di MICI (da 0.89 a 1.39/10 pazienti di età inferiore a 18 anni), con un picco di incidenza della malattia fra i 6 e i 12 anni (57%).
Interessanti anche gli altri rilievi estrapolati dal registro nazionale, come l'intervallo fra la comparsa dei sintomi e la diagnosi: 10.1 mesi per la MC, 9 per la CI e 5.8 per la RCU. Altri dati hanno confermato quanto emerge dalla letteratura, come la prevalenza di sintomi extraintestinali nella MC rispetto alla RCU e la maggiore incidenza di diarrea ematica e dolori addominali nella RCU e nella CI.
Sebbene la maggior parte delle malattie infiammatorie croniche dell'intestino interessi l'età adulta, circa il 20% di queste esordisce in individui di età inferiore a 16 anni, con un incidenza stimata in età pediatrica intorno ai 3-7 nuovi casi per 100.000 abitanti (MC), e per quanto riguarda la RCU fino a 15 casi ogni 100.000.

Torna all'indice

La diagnosi

Gli strumenti diagnostici oggi a disposizione (istologia compresa) purtroppo non sono sempre sufficienti per raggiungere una diagnosi di certezza. E' solo l'insieme dei dati raccolti che consente di porre la diagnosi di malattia infiammatoria cronica intestinale, agli esami ematologici, strumentali, all'istologia e alla diagnostica per immagini.
Le indagini a disposizione sono numerose e, per l'appunto, vanno da quelle ematologiche a quelle strumentali più invasive, come l'endoscopia.
Sul sangue andranno ricercate alterazioni degli indici di flogosi, gli enzimi epatici e pancreatici, la presenza di anemia, il movimento di indici immunologici. Anche la diagnostica per immagini è importante ma va effettuata da personale sicuramente competente ed esperto nella diagnostica di MICI.
L'ecografia dell'addome può essere di utile ausilio, specie nel follow-up della MC (o quanto meno di alcuni tipi di MC):
La RMN e la TAC cosidetta "enterografica" sono indagini preziose, utili specie nella diagnostica delle complicanze.
L'endoscopia digestiva è quella che ha il ruolo più importante, perché consente di visualizzare le lesioni, di effettuare prelievi bioptici per l'esame istologico e perché permette di effettuare manovre operative diagnostiche e terapeutiche; per la sue caratteristiche di invasività può richiedere l'ausilio di una sedazione conscia, profonda o della narcosi.
Ultima ma non per importanza, l'ileoscopia con videocapsula che ci permette di visualizzare un tratto dell'intestino (quello tenue) fino ad alcuni anni fa inesplorabile; se consideriamo che spesso la MC è confinata a questa sede si intuisce l'importanza determinante che questa indagine può avere.

Torna all'indice

I sintomi e la vita di relazione

Tali patologie possono "accompagnare" il paziente anche per molti anni fra remissioni più o meno lunghe e riacutizzazioni, con conseguenze inevitabili nell'ambito sociale, lavorativo e personale; la qualità della vita di questi pazienti, specie se giovani, può essere ridotta e il disagio sociale anche importante. Sono principalmente i sintomi che le caratterizzano a minare la vita di relazione e ci si riferisce al fatto che spesso sono presenti dolori addominali, diarrea (con scariche frequenti), varie manifestazioni extraintestinali, malessere generale, perdita di peso, febbre, ritardo di crescita ed altre complicanze anche chirurgiche (come ascessi, fistole, stenosi).

Torna all'indice

Cenni di terapia

Nonostante decenni di studi e ricerche, le cause di tali patologie restano non del tutto note e, a tutt'oggi,non esiste una terapia definitiva; sono in corso più sperimentazioni ma, la mancanza di un trattamento risolutivo, rende necessario l'impiego di più farmaci (spesso in associazione) e di efficacia più o meno limitata, quali antinfiammatori, immunosoppressori, cortisonici, antibiotici, probiotici, farmaci biologici e terapie nutrizionali; a volte è necessario l'intervento chirurgico.
Si tratta comunque di terapie estremamente importanti, che vanno accuratamente seguite e che richiedono il monitoraggio di diversi parametri correlati al loro utilizzo. Tali farmaci purtroppo possono favorire la comparsa di effetti collaterali, la maggior parte dei quali sono ben noti: una complicanza può imporre di volta in volta aggiustamenti della terapia o addirittura la sospensione o il cambiamento del farmaco.
Senza volere entrare nello specifico della terapia medica che va utilizzata in modi diversi a seconda della diagnosi, della severità della malattia, della sede, dell'epoca di comparsa e dell'età del paziente, un cenno a parte merita la terapia nutrizionale. Essa è a volte indispensabile e, nelle condizioni di maggiore gravità, può essere rappresentata da nutrizione esclusiva per via venosa (somministrata attraverso catetere venoso centrale), può cioè sostituire l'alimentazione per brevi periodi, garantendo così un adeguato apporto nutrizionale e calorico e, in alcune condizioni, può rappresentare un validissimo aiuto alla terapia medica del processo di guarigione dalle lesioni; una terapia nutrizionale di questo tipo prevede naturalmente una degenza ospedaliera prolungata in ambiente di ricovero qualificato. Esistono altresì anche forme di terapia nutrizionale enterale, rappresentate da prodotti specifici somministrati per bocca che vengono utilizzati anche per lunghi periodi ma con motivazioni diverse ed in condizione di minor gravità.
L'obiettivo principale delle terapie attuali è quello di modificare la storia naturale della malattia in modo da consentire al paziente una migliore qualità della vita e periodi di remissione completa quanto più lunghi possibile e, in tal senso, molto si è fatto con la terapia biologica.

Torna all'indice

Malattia di Crohn

I sintomi iniziali sono sottili e vari, spesso difficilmente riconoscibili: dolori addominali senza altri sintomi intestinali, anemia isolata o perdita di peso non suggeriscono immediatamente una MICI.
Invece il rallentamento della crescita, il ritardo dello sviluppo puberale e lesioni perianali sono segni che possono essere facilmente evidenziati, anche se non specificatamente cercati.
Ben sappiamo che i dolori addominali, la diarrea, la perdita di peso e dell'appetito costituiscono segni tipici della MC ad ogni età. Questo complesso di sintomi (con o senza manifestazioni extraintestinali) rappresenta il modo di manifestarsi della malattia in circa l'80% dei bambini ed adolescenti.
Nelle MC può essere presente bassa statura che, a volte, associata al ritardo dello sviluppo puberale può precedere la comparsa dei sintomi caratteristici; spesso gli adolescenti hanno peso normale , in rapporto all'altezza, ma bassa statura per l'età.
E' proprio la malnutrizione cronica, secondaria alla marcata inappetenza ed il ridotto apporto nutrizionale, in associazione alla presenza di citochine pro infiammatorie prodotte dalla flogosi intestinale, che contribuisce in maniera determinante alle alterazioni nella crescita.
Mediamente la MC è localizzata all'intestino tenue solo nel 38% dei casi, in combinazione con il colon in un altro 38% ed esclusivamente a livello del colon nel 20%.
L'interessamento dell'esofago, stomaco o duodeno è riscontrato nel 30-40% dei bambini, ma l'interessamento gastroduodenale è solo raramente una localizzazione isolata.
Al contrario della RCU la MC è tipicamente segmentaria ed interessa aree di infiammazione, ben separate ed isolate, potenzialmente presente in tutto il tratto G.I., dalla bocca all'ano. L'ileo terminale è quello più comunemente interessato.
L'infiammazione interessa la mucosa a tutto spessore, coivolgendo spesso linfonodi regionali e mesentere: si manifesta in genere con lesioni di cui la più tipica è l'afta, molto simile a quelle che compaiono in cavo orale in corso di stomatite, ma anche con ulcere più o meno estese e penetranti; a queste ultime spesso segue una reazione fibrosa che è responsabile di processi stenosanti (specie nelle sedi di fisiologica restrizione, come in prossimità della valvola ileocecale), che a loro volta possono necessitare di intervento chirurgico oppure di manovre strumentali di dilatazione (in corso di endoscopia operativa, in narcosi).

Torna all'indice

Rettocolite ulcerosa

La rettocolite ulcerosa è invece localizzata solo al colon, a partenza dalla rima anale, e con coinvolgimento del retto e del colon per tratti più o meno estesi, caratterizzata dalla emissione di frequenti scariche diarrotiche miste a sangue e muco e dolore addominale che precede la stessa scarica e che si attenua proprio con l'emissione della scarica. In genere crampi addominali a carico dei quadranti inferiori precedono una scarica diarroica , ma in genere il dolore addominale è più evidente nella MC.
Le lesioni al contrario della MC, interessano gli strati più superficiali della mucosa, iniziano dallo sfintere anale e si interrompono con una linea di demarcazione che separa l'area malata da quella sana.
Nei casi più severi coesiste febbre, tachicardia, disidratazione con turbe elettrolitiche e marcata astenia, addome teso fino a configurare un quadro clinico di "megacolon tossico", che a sua volta può richiedere l'intervento chirurgico.
Nella RCU la diarrea con muco e sangue è comunque una caratteristica costante. Quando è interessato solo il retto (ad es. nella proctite) la presenza di feci formate miste a sangue può fare pensare a un polipo.
In ogni caso dolori addominali severi, vomito e febbre sono segnali d'allarme di una riacutizzazione grave della RCU, che può richiedere anche terapia corticosteroidea e.v. .
La perdita di peso è spesso presente, ma meno marcata che nella MC; così come il ritardo di crescita staturale e puberale sono spesso considerati tipici della MC.
Pazienti affetti dalla RCU possono andare incontro ad intervento di colectomia, con confezionamento di anastomosi ileo-anale e di una tasca (pouch), che ha lo scopo di sostituire le funzioni dell'ampolla rettale.
Purtroppo può accadere che spesso si abbia una complicanza importante: la pouchite , complicanza imfiammatoria della pouch, che richiede a sua volta interventi di terapia medica antibiotica ed a volte di correzione chirurgica.

Torna all'indice

Le manifestazioni extraintestinali

LA RCU e la MC spesso si manifestano con sintomi extraintestinali che possono accompagnare quelli intestinali o, meno frequentemente, precederli o seguirli.
Gli organi più frequentemente colpiti sono: pelle, articolazioni, fegato, occhi e scheletro, ma può coesistere anche la presenza di complicanze renali; nella MC le manifestazioni extraintestinale sono più frequenti quando prevale l'interessamento dell'intestino tenue.

Torna all'indice

Articolazioni

L'artrite è meno comune delle artralgie che spesso rappresentano la più frequente manifestazione extraintestinale delle MICI (15% nella MC, 9% nella RCU).
La spondilite anchilosante giovanile può manifestarsi in pazienti affetti da MICI (anche se in assenza di geni HLA-B27).

Torna all'indice

Cute

E' interessata sotto forma di "eritema nodoso" (RCU 4%, MC 15%) o di "pioderma gangrenoso" (RCU 5%, MC 1,3%).

Torna all'indice

Occhi

Possono essere interessati da episclerite o uveite (anche asintomatica).

Torna all'indice

Sistema epatobiliare

La Colangite Sclerosante Primitiva (CSP) è associata spesso con la RCU, ma può essere presente anche nella MC ad interessamento colico. La gravità della CSP è in genere indipendente dell'attività della malattia.

Torna all'indice

Pancreas

Può verificarsi una pancreatite acuta, come manifestazione extraintestinale di MICI, che a volte può essere secondaria a complicanza terapeutica (per esempio in corso di terapia con azatioprina o 6-mercaptopurina).

Torna all'indice

Reni

Le complicanze renali includono l'ostruzione ureterale e l'idronefrosi, anche a causa di aumentata incidenza di calcolosi (ossalati, urati e fosfati) urinaria come si verifica ad esempio nella MC.

Torna all'indice

Sistema vascolare

Ipercoagulabilità causata da trombocitosi, iperfibrinogenemia, aumento del fattore V e VII e riduzione dell'antitrombina III. A volte queste complicanze possono essere molto severe.

Torna all'indice

Ossa

Può essere presente riduzione della densità ossea, specie nella MC, per cui va raccomandato il monitoraggio della densiometria ossea e degli altri fattori di rischio (esercizio fisico, uso di steroidi, terapie ormonali per amenorrea). In alcune condizioni può essere molto utile la supplementazione con calcio e vitamina D.

Torna all'indice

Aspetti psicologici

Le MICI sono malattie che non guariscono, sono patologie il cui decorso non è prevedibile, come non è prevedibile l'entità della loro evoluzione, né conoscibile il rapporto tra il loro instaurarsi, il loro recividare, il loro andare incontro a remissione ed il mondo affettivo, emotivo e relazionale del bambino.
Una cosa è certa: soma e psiche sono perennemente in contatto fra loro e non c'è un solo momento della vita in cui una entità non influenzi l'altra e viceversa.
Ricordare questo è molto importante poiché la psiche del bambino può molto contribuire a rendere ancora più efficaci le cure mediche che sono la grande risorsa di questo tipo di malattie, perché se è vero che non abbandonano più la persona è altrettanto vero che possono essere tenute sotto controlo con opportune terapie farmacologiche.
Il bambino che soffre di MICI avrà una possibilità di vita vicina alla normalità se l'entità della sua malattia glielo consentirà.
Questa esperienza sicuramente pesante per il bambino, la sua famiglia e la società che gli ruota intorno può tramutarsi anche in una esperienza formativa per tutti.
Dal punto di vista psicologico indiscutibilmente malattie di questo tipo rischiano di alterare profondamente l'andamento sano delle relazione affettive ed educative del bambino, poiché la loro "importanza" può conferirgli un "potere" di cui non ha bisogno, ma che anzi rischia di danneggiarlo.
A volte può accadere che faccia le bizze perché "malato" e quindi tenterà di vincere i capricci perché è "sfortunato". Malattie del genere disorientano chi sta intorno al bambino, chi si occupa di lui. Naturalmente stiamo parlando di condizioni limite che però devono essere ben note; se tutto ciò accadesse disorienterebbe ancora di più il bambino che, sentendosi già fragile perché ammalato, potrebbe non avvertire più il contenimento, la fermezza e l'autorevolezza degli adulti per lui importanti perché fungono da contenitori delle sue fragilità, delle sue paure.
Tutto ciò rischia di fare sentire il bambino ancora più solo ed importante ed è perciò necessaria la consapevolezza da parte degli adulti della necessità che, pur prestando ascolto ai bisogni particolari di un bambino ammalato, essi non abbandonino mai il ruolo di genitori e o di educatori.

Torna all'indice